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Difficoltà di apprendimento: come aiutare un bambino senza farlo sentire diverso

1 ott
Tempo di lettura: 2 min

Quando un bambino incontra difficoltà a leggere, scrivere, comprendere un testo o svolgere alcuni compiti, la prima reazione degli adulti può essere quella di chiedersi:

“Perché non si impegna abbastanza?”

In realtà, una difficoltà scolastica può avere molte origini e non dovrebbe essere interpretata automaticamente come mancanza di impegno.

Il modo in cui famiglia e scuola reagiscono può inoltre influenzare profondamente la percezione che il bambino sviluppa delle proprie capacità.

Un bambino può essere molto competente in alcune attività e incontrare importanti difficoltà in altre.

La scuola richiede infatti competenze differenti: attenzione, memoria, lettura, scrittura, calcolo, organizzazione, comprensione, gestione del tempo e capacità di affrontare situazioni di valutazione.

Per questo è importante evitare etichette come:

“È pigro.”

“Non si applica.”

“Non è portato.”

Frasi di questo tipo possono trasformare una difficoltà specifica in una valutazione generale del bambino.

Può essere utile osservare se la difficoltà: si presenta in modo ricorrente, persiste nonostante l'esercizio, riguarda attività specifiche, genera forte frustrazione, porta il bambino a evitare i compiti, influenza l'autostima, crea tensioni frequenti in famiglia.

Questi elementi non permettono da soli di stabilire la presenza di un disturbo dell'apprendimento.

Possono però indicare l'opportunità di approfondire.


Valorizzare ciò che funziona

Aiutare un bambino significa anche individuare le sue risorse.

Magari fatica nella lettura ma possiede ottime capacità creative.

Può avere difficoltà nel calcolo ma dimostrare una grande capacità di ragionamento in altre situazioni.

Può avere bisogno di più tempo per completare un compito ma essere molto preciso.

Riconoscere queste competenze non significa ignorare la difficoltà.

Significa evitare che quella difficoltà diventi l'unico elemento attraverso cui il bambino definisce se stesso.


Come aiutare concretamente a casa

Le attività scolastiche possono essere organizzate in modo più sostenibile.

Può essere utile: dividere i compiti più lunghi in attività più brevi, alternare momenti di lavoro e pause, eliminare, per quanto possibile, le distrazioni, utilizzare schemi e supporti visivi quando possono essere utili, concordare obiettivi realistici, valorizzare i progressi, evitare sessioni di studio trasformate quotidianamente in conflitti.

L'obiettivo non è fare i compiti al posto del bambino, è aiutarlo a costruire gradualmente autonomia.

Famiglia e scuola dovrebbero mantenere un dialogo costante.

Gli insegnanti possono fornire informazioni preziose sul comportamento del bambino in classe, sulle sue modalità di apprendimento e sulle situazioni nelle quali la difficoltà emerge maggiormente.

Quando necessario, può essere utile coinvolgere figure professionali competenti per approfondire la situazione.


DSA e difficoltà di apprendimento: non sono la stessa cosa

È importante non utilizzare automaticamente il termine “DSA” ogni volta che un bambino manifesta una difficoltà scolastica.

Un disturbo specifico dell'apprendimento richiede un percorso di valutazione appropriato.

Una difficoltà scolastica, invece, può avere molte altre cause.

Per questo è preferibile evitare autodiagnosi basate su singoli comportamenti o confronti con informazioni trovate online.


Quando chiedere aiuto

Se le difficoltà persistono e influenzano significativamente la vita scolastica o familiare, è possibile rivolgersi a professionisti qualificati.

A seconda della situazione possono essere coinvolti psicologi, pedagogisti, logopedisti, neuropsichiatri infantili o altre figure competenti.

Il percorso più appropriato dipende dalle caratteristiche individuali del bambino.

Aiutare un bambino con difficoltà scolastiche significa innanzitutto evitare che la difficoltà diventi un'etichetta.

Ascolto, collaborazione tra famiglia e scuola, valorizzazione delle risorse e supporto professionale possono contribuire a costruire un percorso più sereno.

Ogni bambino dovrebbe poter imparare senza sentirsi definito dai propri errori.



 
 
 

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