L’emancipazione e l’autonomia nel minore
- Claudia Zago
- 20 mag 2024
- Tempo di lettura: 4 min

Nella nostra Costituzione, la famiglia è l’organo più importante dove crescere ed educare i propri figli agevolando il loro benessere, sostenendoli secondo le loro aspirazioni e capacità fino all’emancipazione. Lo stato si impegna formalmente a togliere tutti gli ostacoli che possono trovare nel loro cammino, assicurando stessi diritti e doveri sia a figli naturali, sia a figli legittimi. L’autonomia e l’indipendenza aiutano la singola persona, attraverso tutti i suoi strumenti personali e conoscitivi ad emanciparsi per una vita serena ed adeguata alle sue aspettative. L’emancipazione è, fondamentalmente, la possibilità per una persona di muoversi autonomamente nella società e questo avviene grazie alle nostre varie esperienze e insegnamenti ricevuti nella propria vita. La famiglia, ad esempio è, come già accennato, uno degli organi più importanti; oltre che ad educare a valori sociali e civili, aiuta a sostenere la crescita del figlio, accompagnandolo verso una sana emancipazione da essa. Ma a volte non è così. Importante in primis per l’emancipazione è l’educazione: attraverso ad essa il minore può raggiungere l’adultità ed una sana autonomia. Ci sono tre stili educativi che la famiglia può attuare: lo stile autorevole, autoritario e permissivo. Lo stile educativo autorevole consiste nell’ascoltare, sostenere, consigliare al figlio riconoscendo anche i suoi errori. Nello stile autoritario il genitore tende a non ascoltare, impone le proprie idee ed interessi al figlio non accompagnandolo nel suo cammino e percorso di crescita. In quello permissivo invece, al figlio viene sempre scusato tutto e non gli viene apportato alcun insegnamento; non arriverà mai all’emancipazione perché è abituato ad avere sempre la protezione della famiglia. Il più consigliato è lo stile autorevole: l’ascolto, l’empatia, il dialogo, la comprensione e soprattutto la fiducia che si sviluppa nella relazione genitore-figlio sono importanti perché il minore possa imparare dai propri errori. Sostenendoli nei momenti difficili inoltre, potrà così crescere in un clima sereno, in un sano stile di vita e ad avere delle buone relazioni con gli altri, così da potersi emancipare. Nel caso in cui questo non si verificasse, ci fosse uno stile educativo e di vita autoritario e anche la scuola non ricoprisse il suo ruolo, non dialogando con la famiglia e il minore e non sostenendolo nella sua crescita e formazione, potrebbe esserci un’ostacolazione dell’autonomia che sfocerebbe nella devianza. La devianza è un atto dannoso per la società dove i minore infrange le norme sociali, legislative e morali. Tutto ciò si attiva nel momento in cui il minore non capendo la sua personalità e sue aspirazioni ed identità, richiama l’attenzione lanciando una sorta di richiesta d’aiuto. Può essere anche un atto per affermare la propria adultità e per affermare la propria indipendenza; può nascere se c’è un’ostacolazione della famiglia e della scuola ad esprimere le proprie idee e a crescere. La famiglia è in dovere di capire ed accompagnare il figlio affinché tale comportamento non diventi delinquenziale. In questo caso sarà compito dei servizi sociali sviluppare un programma rieducativo per aiutare il ragazzo all’emancipazione, aiutandolo ad assumersi le sue responsabilità (questo aiuto può protrarsi fino ai 21 anni). Per emanciparsi sono importanti le relazioni sociali, il gruppo o gli amici per iniziare a relazionarsi e per creare un’identità e per capire il proprio ruolo nella società. Nel gruppo la ricerca delle emozioni nuove possono essere negative o positive. Un ragazzo può capire grazie ad esse ciò è sbagliato o giusto così da affermare le proprie idee e la propria identità per raggiungere un’autonomia dalla famiglia. Il ruolo della scuola, specialmente degli insegnanti, è molto importante. Loro possono vedere con occhi diversi il ragazzo, contribuiscono alla sua educazione, possono essere dei confidenti e bloccare o prevenire comportamento devianti sbagliati; per questo sono fondamentali l’ascolto e l’empatia. Per “accompagnare” il minore nella sua emancipazione forniscono le basi per un bagaglio culturale, aiutandolo nella sua entrata nella società e successivamente nel mondo del lavoro per essere autonomo economicamente. Sono importanti i vari corsi che si svolgono a scuola che trattano la sessualità, il bullismo, la promozione sociale, l’uso corretto del computer ecc… Tutte tematiche che aiutano a sviluppare le proprie idee e a trovare il proprio ruolo nella società: un ruolo coerente con la propria educazione, con i propri pensieri che favoriscono l’assunzione delle proprie responsabilità. La società invece, si impegna a tutelare i diritti del minore e a rimuovere gli ostacoli che può trovare nel suo percorso. Come ad esempio la convenzione dei diritti dell’Onu in cui gli Stati si impegnano ad aiutare i disabili con strumento e sostegni agevolando la loro emancipazione. La società ultimamente tende ad ostacolare l’autonomia dei giovani attraverso restrizioni ed aspettative. Un momento di crisi come questo non agevola l’entrata nella società dei giovani, li ostacola nella loro indipendenza costringendoli a dipendere dalle loro famiglie. Questo genera frustrazione e depressione. Si tende a dare più attenzione a chi ha titoli di studio più alti di altri o a chi ha conoscenze, sottovalutando le capacità delle persone compromettendone le aspirazioni. Lo Stato così ostacola l’emancipazione generando il malcontento nei giovani. Emanciparsi significa diventare adulti, assumersi le proprie responsabilità, propri diritti e doveri, staccarsi dalla propria famiglia formandone un’altra. In tutto questo la società, scuola e famiglia hanno in qualsiasi caso un ruolo fondamentale, in quanto contribuiscono a creare un’identità propria, favorendo la collocazione nel mondo del lavoro aiutando a realizzare le aspettative di ognuno di noi, ad essere indipendenti creando una vita sana, equilibrata e felice.



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