top of page

L’integrazione scolastica dei MSNA


ree

Il diritto all’istruzione è universale ed è sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia dell’ONU; è dunque un diritto del MNSA poter studiare. La legge italiana prevede norme specifiche che permettono ai minori di essere stabilmente accolti e poter svolgere un percorso di formazione. Per il loro inserimento scolastico, le competenze acquisite nel loro paese di origine potrebbero risultare inferiori rispetto all’età anagrafica dell’alunno, a causa delle pregresse esperienze di deprivazione scolastica e di abbandono, rendendo necessaria l’adozione di strategie compensative personalizzate1 all’interno della scuola. Nell’inserimento scolastico del MSNA è importante attivare un lavoro di rete tra educatori, insegnanti, mediatori culturali, psicologi e servizi sociali, per poter affrontare e compensare le carenze scolastiche e per ridurre le difficoltà dovute alle differenze culturali, nell’intento di favorire l’integrazione sociale e scolastica.

  1. L’educazione interculturale

L’educazione interculturale è la disciplina che studia i metodi educativi, didattici e i loro contenuti, per alunni stranieri e costituisce lo sfondo da cui prende avvio la specificità di percorsi formativi, nel contesto di attività che devono connotare l’azione educativa nei confronti di tutti. Nell’educazione interculturale, il compito educativo assume il carattere specifico di mediazione fra le diverse culture degli alunni. L’educazione e la formazione interculturale vanno rivolte non in particolare agli scolari, ai giovani e agli adulti e minori stranieri, bensì all’educando in quanto tale2, ed è un approccio usato nei programmi scolastici, dove l’oggetto dell’attenzione pedagogica e scolastica è l’educando 3. Rifiuta quindi, la logica dell’assimilazione e quella di una convivenza tra comunità etniche chiuse ed è, invece, orientata a favorire il confronto, il dialogo, il reciproco riconoscimento e arricchimento delle persone nel rispetto delle diverse identità ed appartenenze e delle pluralità di esperienze spesso multidimensionali di ciascun alunno4. Nell’educazione interculturale, il compito educativo assume il carattere specifico di mediazione fra le culture degli alunni. Nell’affrontare i contenuti disciplinari è importante, per l’insegnante, non solo conoscerne la valenza educativa ma sapersi porgere nella consapevolezza delle diversità culturali di cui sono portatori gli alunni. Infatti, educazione interculturale significa parlare di (e alle) culture, alte e basse, globali e locali, nazionali e internazionali, di massa o di nicchia. Addirittura si giunge a parlare di culture legate alle differenze di età, di genere, di lavoro, ecc5. L’educazione interculturale dovrà perciò tenere conto dei microcontesti nei quali opera, sapendo ricollocarsi nel contesto macro dell’educazione contemporanea6. A differenza della pedagogia scolastica tradizionale, dedita a facilitare l’integrazione degli alunni immigrati con interventi di sostegno scolastico, l’educazione interculturale si esercita nei riguardi di tutti e di ogni contesto educativo, allargando l’offerta formativa in un’ottica interdisciplinare7 di reciprocità di diritti e doveri. Il compito dell’educazione interculturale è quello di favorire il passaggio da una realtà multiculturale verso modalità interculturali. Perciò dovrebbe porsi, come obiettivi almeno i seguenti:

– favorire la conoscenza, il confronto, la tolleranza e la comprensione delle differenze culturali e delle diversità individuali e sociali facilitando l’integrazione;

– far capire che l’incontro interculturale che non avviene a scapito della propria identità ma facilita un arricchimento reciproco a livello individuale che diventa veicolo di integrazione e arricchimento dell’identità stessa;

– aiutare i soggetti educativi, di qualsiasi provenienza culturale, a rinforzare la propria memoria storica, a riconoscere le proprie radici e risorse culturali e a comunicare con chi proviene da culture, etnie, nazioni e religioni diverse dalla propria, sapendo affrontare e superare positivamente i possibili attriti e conflitti, arrivando a cooperare in un clima di fattiva solidarietà;

– offrire agli educatori le competenze teorico-pratiche utili a progettare e operare con efficacia sul piano educativo in ogni ambito;

– consentire maggiore collaborazione e comunicazione tra i vari soggetti e gruppi.

Siamo consapevoli che il progetto interculturale è impegnativo e difficile da attuare ma sappiamo anche che esso contribuisce in modo strategico a prevenire il razzismo, il pregiudizio, l’emarginazione, la segregazione, ecc8. Ogni progetto formativo ed educativo, deve riuscire a fare spazio al rapporto tra una molteplicità di culture, creando le condizioni per un dialogo proficuo, che sappia aprirsi alla pluralità di punti di vista e di concepire il mondo, pur facendo saldo riferimento a ciò che ci accomuna e ci avvicina, cioè i diritti umani fondamentali. Per giungere ad accompagnare i ragazzi nella costruzione di competenze, la strada che l’insegnante deve intraprendere è lunga e parte dal riconoscimento delle culture con cui deve interagire. Culture che sono innanzitutto pratiche culturali e che si concretizzano in vissuti, azioni, comportamenti, immagini individuali e di gruppo. Esse riguardano la vita quotidiana degli allievi e dei loro modi di vivere le loro comunità e le loro pratiche di rappresentazione, ovvero il modo in cui danno significato alla propria vita, agli altri e al mondo9. Il lavoro degli insegnanti è dunque legato ai contesti di queste pratiche culturali10. Ma occorre anche cercare di fornire agli allievi, conoscenze e abilità che possono avere un valore emancipativo e formativo. Tali conoscenze e abilità non esistono indipendentemente dai contesti in cui gli allievi sono inseriti11, e di ciò occorre essere consapevoli. I percorsi scolastici degli allievi stranieri e le loro prospettive future sono influenzati dalle caratteristiche del contesto scolastico entro cui si inseriscono, un contesto che in parte si modifica proprio per la crescente presenza della componente non italiana12.

  1. La mediazione culturale nelle scuole

Oltre all’educatore e all’insegnante, anche il mediatore culture è una figura professionale importante nelle scuole e nelle comunità. Nel quadro normativo italiano, il primo riferimento al concetto di mediazione si trova nella Circolare n.205 del 1990, “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale” in cui si parla “dell’impiego di mediatori di madre lingua italiana e di esperti di madre lingua” quali figure facilitanti tanto la comunicazione nell’ambito scolastico e i rapporti scuola- famiglia quanto la valorizzazione della lingua e cultura d’origine. La circolare stabilisce uno stretto legame tra il compito educativo della scuola e un agire educativo interculturale verso la comprensione e cooperazione fra gli alunni, per educare in senso pro-sociale, condizione per promuovere la convivenza civile alla pace. Nel 2006, con la Circolare n.24 sulle Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, in riferimento all’area comunicativo-relazionale, si parla di mediatori culturali o interpreti ai quali la scuola può ricorrere ove possibile, per superare le difficoltà linguistiche e per facilitare la comprensione delle scelte educative della scuola. Il mediatore linguistico e culturale collabora con la scuola per facilitare compiti di accoglienza, mediazione, interpretariato e compiti relativi a percorsi e a proposte didattiche di educazione interculturale che prevedono momenti di conoscenza e valorizzazione dei paesi, delle culture e delle lingue d’origine13. La documentazione europea in materia di educazione interculturale e di istruzione e formazione consente di arricchire di ulteriori aspetti la riflessione sulla mediazione in contesti plurali e sul ruolo della scuola. Uno dei documenti più significativi è il Libro Bianco sul dialogo interculturale, elaborato dal Consiglio d’Europa, nel 2008. Il Libro individua proprio nel dialogo interculturale un potente strumento di mediazione e riconciliazione per favorire una risposta alle preoccupazioni di frammentazione sociale. Ad oggi, il mediatore culturale è una tra le figure professionali richieste delle scuole, assieme ad altri operatori esterni che possono affiancare gli insegnanti nella quotidiana attività di insegnamento agli studenti stranieri, predisponendo collaborazioni fra il tempo scolastico e il tempo extrascolastico14.

 
 
 

Commenti


bottom of page